"Compito dello psicoterapeuta è quello di assistere la persona nella ricerca del suo vero sé e poi di aiutarla a trovare il coraggio di essere quel sé."

(Rollo May)

UN TEMPO TUTTO PER TE

Aver cura di se stessi significa anche dare importanza alla propria storia. Trasforma le ferite in feritoie, le crisi in opportunità, gli errori in risorse.

CORPO E MENTE IN EQUILIBRIO

Sforzarsi di ridurre lo stress sminuendolo lo moltiplica. La soluzione? Cambia il ritmo dei tuoi pensieri. Dai ascolto al tuo corpo. Trattati come un Essere speciale.

COGLI L’ESSENZA

I rapporti con gli Altri sono le specchio del nostro stato interiore. Rinforzare la propria indipendenza è il segreto per avere relazioni paritarie, equilibrate e gratificanti.

Benvenuto! Benvenuta! Sono Dominga Gullì e lavoro come Psicologa e Psicoterapeuta a Messina. Ho conseguito il diploma di laurea in psicologia clinica – Relazione e Cura con 110/110 e lode..

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DI FRONTE ALL’ILLUSIONE INDIVIDUALISTICA DELLA SOCIETÀ POSTMODERNA, ALLA CULTURA FOBICA DELA RELAZIONE, ALLA SFIDUCIA, AL COLLASSO DEI GARANTI METASOCIALI E METAPSICHICI NON E’ FORSE LA CONSAPEVOLEZZA DI SE’ PREMESSA INDISPENSABILE A TRASFORMARE SE STESSI E I DISPOSITIVI CULTURALI IN CUI VIVE ?

ULTIMI ARTICOLI

E se ti dicessi che il tuo corpo parla?

A cura della dott.ssa Noemi Venturella e della dott.ssa Dominga Gullì

1.1 Corpo & Sessualità



“Vi è più ragione nel tuo
corpo che nella tua
migliore saggezza”

F. Nietzsche



Come abbiamo introdotto in un precedente articolo ( E se ti dicessi che il tuo corpo parla? Il corpo come sintomo), i disturbi che si esprimono a livello corporeo sono in continuo aumento (dist. alimentari, ansia, iper/ipo-sessualizzazione, disturbi gastro-intestinali, etc...). Il collegamento emotivo con il dolore/questione che la persona sta affrontando è in questi casi interrotto, non elaborato, cosicché abbassa la consapevolezza psichica del sé e quindi del proprio corpo. Ciò che queste persone provano è sconosciuto: letteralmente, non sanno quello che provano!
Il corpo storicamente è il luogo in cui si inscrivono sia la natura, come genetica e patrimonio biologico ereditato, sia la cultura, come ambiente fisico e relazionale. La ricerca epigenetica ci ha permesso di comprendere come l’espressione del patrimonio genetico (DNA) possa essere modificata da meccanismi come la metilazione ( https://www.news-medical.net/life-sciences/What-is-DNA-Methylation-(Italian).aspx), che si sviluppa appunto attraverso influenze ambientali. Nelle interazioni tra l’infante e la persona che si prende cura di lui, quest’ultima fornisce esperienze che modellano il potenziale genetico del bambino, agendo come regolatori o disregolatori psicobiologici di ormoni che influenzano direttamente la trascrizione del DNA.
Questi processi psico-neuro-endocrini che si verificano durante i periodi critici (i momenti nel corso dello sviluppo nei quali l`individuo deve essere esposto a certe esperienze al fine di acquisire un`abilità particolare) danno origine a effetti permanenti che influiscono sullo sviluppo dei circuiti cerebrali (Schore, 1994). La continuità dello sviluppo implica dunque cambiamenti progressivi in risposta a vari aspetti biologici e ambientali. E’ la vita, che richiede una continua negoziazione tra natura e cultura!
Il corpo è anche fondamentale durante la seduta terapeutica: quest’ultima è, infatti, il luogo in cui, prima di tutto, due corpi, due individui, uno o più generi, due identità e due storie, di età diverse o simili, si incontrano in uno spazio-tempo definito. E’ significativo che Freud (1938) nella sua ultima opera abbia sottolineato come, durante la terapia, i processi di natura somatica siano in realtà ciò che costituisce lo psichico e come il sapere del corpo preesista alla consapevolezza mentale. Il paziente spesso ci porta invece un corpo slegato dalla mente. Dice M.: “Se non fosse per questo problema fisico, nella mia vita andrebbe tutto bene!”.
Ma non è forse che quell`affanno fisico segnala che NON va affatto tutto bene?

VIGNETTE CLINICHE


- P., uomo quarantenne, giunge in studio con la richiesta di aiutarlo rispetto alla sua disfunzione sessuale (
DSM-5, 2013). Ben curato nell’aspetto estetico ed esteriore, parla poco mentre cerca l’approvazione del mio linguaggio non verbale ad esempio attraverso lo sguardo. Mi chiede delucidazioni e “DIRETTIVE per risolvere il problema”. La sua difficoltà è solo nella relazione sessuale con il proprio partner; prova amore ed il loro legame è MIGLIORATO durante la pandemia. Come dicevamo, è un tipo di persona molto attenta alla cura estetica, attento all’impressione che dà a chi osserva….. Ma questo corpo lo tradisce!
Come si vive in questo millennio l’im-perfezione del corpo?
P. sin da piccolo soffre di un grave strabismo, problema non solo estetico ma soprattutto funzionale, che gli causa l’inclinazione del collo per focalizzare meglio. Per questo motivo nel tempo ha subito gravi derisioni; in seduta resta sconvolto dal riuscire a mettere in parola aspetti così delicati e a forte impatto nella costruzione della sua identità... “mi aiuti a farmi uscire le parole”, dice. Aiutandoci nel mettere in luce quanto le esperienze quotidiane impattino sul suo benessere, P. ritorna alla seduta successiva dicendosi che non si conosce molto e che ha bisogno di capire chi è… Il problema per cui chiede aiuto è forse solo la conseguenza di ciò? Del fatto che non ha consapevolezza di sé?

- A., donna di 46 anni, fin dalla prima seduta si presenta attraverso il suo aspetto fisico e il suo linguaggio non verbale: il suo corpo è prosperoso, il suo abbigliamento goffamente seduttivo e o infantile; lei è iper-espressiva ed il suo paraverbale è eccessivo, estremo, a volte forzato: urla, piagnucola, lancia oggetti. Comunica altresì i suoi disagi con gonfiori, pruriti in seduta, pose scomposte, eruttazioni. E descrive attivamente i suoi malesseri attraverso le oscillazioni dell`erotismo, ma anche della stipsi e della minzione. Dice inoltre di avere una dipendenza da sesso: si esprime attraverso una sessualità vorace che copre i suoi aspetti depressivi - rivalsa a una madre “sciatta”, forse depressa, e a un padre-padrone traditore. “Io gli uomini li spremo come un tubetto di dentifricio!”. Poco importa coltivare la relazione, che d’altronde - subito dopo esser stata eroticamente spremuta all’osso - ogni volta finisce. Nonostante ciò, A. coltiva un progetto di maternità: ha il forte desiderio di costruire una famiglia… un sogno ad occhi aperti irrealistico, poiché reso impossibile e negato da lei stessa, ovvero dall’instabilità delle relazioni che crea.
Molto spesso infatti siamo noi stessi a rimanere incarcerati nel nostro malessere.
Oramai A. ha 46 anni e anche nel suo caso il suo corpo la tradisce! Non è più nel fiore degli anni e vive le prime avvisaglie della menopausa; sosta da anni entro una precarietà lavorativa importante ed una dipendenza familiare nominabile, ma ancora in essere. La sua fertilità è ancora presente? A livello del corpo innanzitutto, ma anche a livello psichico, A. può concepire e realizzare il suo sogno? O forse prima dovrebbe riuscire a concepirsi, ad essere madre di se stessa (e non più solo figlia dipendente dalla famiglia e dal godimento immediato) …per poi poter mettere al mondo un Altro essere? Ma intanto il tempo passa e lei resta incarcerata nel suo disturbo...
La distruttività a cui questi corpi più o meno consapevolmente si sottopongono/vengono sottoposti è un chiaro segno della tensione giocata e replicata dalle persone sofferenti.
Essa non smette facilmente di esprimersi nei loro comportamenti autosabotanti… ma anche richiedenti aiuto! Da quando ha intrapreso la sua psicoterapia, A. inizia lentamente a migliorare: con grande fatica e pazienza, oggi si accorge di usare l’altro come dentifricio usa-e-getta, anche se non riesce ancora a cambiare questa attitudine relazionale. Insieme, ricostruiamo ogni volta il suo funzionamento e soprattutto come il suo corpo (i nostri corpi!) rechi le tracce dell’accettazione o del rifiuto vissuto da parte dei caregiver nelle prime relazioni; questo avviene ad esempio rispetto all’accettazione del nostro sesso, del nostro genere, delle nostre conformazioni peculiari e dei nostri bisogni, della loro soddisfazione e di cosa serve per ottenerla.

Come dicevamo qui (
E se ti dicessi che il tuo corpo parla? Il corpo come sintomo ), è l`Altro che ci regola: questo avviene nei primi mesi di vita nella relazione con il caregiver, da cui apprendere la regolazione di sé. Se questa prima etero-regolazione è carente, non si apprende mai a regolarsi da soli, ma si resta sempre dipendenti da regolatori esterni (Mucci, 2020). Inoltre, attraverso il “prendersi cura del corpo del figlio”, i caregiver rivelano anche la loro posizione verso il sesso e il genere e le caratteristiche che hanno accettato e incorporato in se stessi, allineandosi o meno alle richieste culturali e familiari; si verifica così una “trasposizione silenziosa” di eventuali nuclei problematici (in questo caso depressivi e voraci rispetto alle stimolazioni esterne “rianimanti”) a partire dalle prime impressioni che il corpo-soma riceve.
Il corpo potrebbe diventare uno dei migliori alleati oppure uno dei peggiori nemici, a seconda che lo si guardi con curiosità o con diffidenza. Se si riuscisse a prescindere dall’urgenza di comprendere tutto e subito, potrebbe diventare una buona occasione per prendersi cura di sè e accogliere la parte emotiva tenuta nascosta. Continueremo nei prossimi articoli ad approfondire ulteriormente queste forme di disagi. Tali approfondimenti sono da considerarsi esemplificativi e, certamente, non esaustivi della complessità della natura umana. Qualora ti sia ritrovato in una situazione simile a quelle descritte puoi scriverci o contattarci:
dott.ssa
Noemi Venturella e dott.ssa Dominga Gullì.


Bibliografia

American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. DSM-5, 2014, Raffaello Cortina ed.
Freud S., Compendio di psicoanalisi, 1938, OSF, vol. 11.
Mucci C., Corpi Borderline, 2020, Raffaello Cortina ed.
Shore, A. N. Affect Regulation and the Origin Of the Self. The neurobiology of the Emotional Development, 1994, Erlbaum.

Foto: Piazza Pretoria, detta anche piazza della Vergogna, Palermo.

CI VOGLIONO [almeno] DUE ESSERI UMANI PER FARNE UNO” (Bion, Seminari clinici,1987).

L’esperienza vissuta di qualcuno spesso è tanto disturbante da superare la capacità dell’individuo di fare qualcosa psichicamente, ovvero di pensarla o sognarla. In queste circostanze ci vogliono due persone per pensare o sognare l’esperienza” (Ogden T.H. Vite non vissute, 2016)

Dominga Gullì

Psicologa psicoterapeuta

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